Cenni Storici

Superate le strettoie delle ardesie strapiombanti di Branzi, dove si possono vedere all'opera i cavatori di piode, la valle torna ad addolcirsi e si apre in pascoli ed abetaie. E' la zona di Valleve, il cui nome latino significa appunto valle aperta (levis). In epoca feudale dipendeva dai monasteri di Astino e Pontida, ai quali i "Capitanei" di Valleve (i Cattaneo di oggi) dovevano riconoscere un tributo annuo per il reddito delle cave di "piode" e delle miniere di ferro, rame e argento. A questo proposito è curioso annotare che gli abati pensarono bene di integrare la percentuale di ferro a loro dovuta con altrettanti pesi di formaggio, sapendo che nel periodo estivo, in cui non si poteva lavorare in miniera per l'alto tasso di umidità, i valligiani non restavano inoperosi, ma si dedicavano all'alpeggio. La valle si affaccia dal Passo di Tartano sulla Valtellina, dove i Cattaneo avevano uguali interessi per l'uso di pascoli e miniere. Ancora oggi al Passo di Tartano, dove tra l'altro corre una linea difensiva approntata nel corso della prima guerra mondiale, il giorno di San Rocco si celebra un incontro dei valligiani e degli alpeggiatori dei due versanti. Gli abitanti di Valleve non mancano di partecipare anche alla festa della Madonna della Neve, la cui protezione è invocata a salvaguardia delle valanghe che in passato (ancora non c'erano i paravalanghe) causarono gravi lutti e rovine.


Ultimo aggiornamento

10/04/2020, 15:15

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